Filastrocche, storie e leggende!
1)
C’è nel cielo una grande stella,
dietro di lei una pecorella.
Arrivano alla capanna
dove Gesù fa la nanna.
Ci sono Giuseppe e Maria
che gli fanno compagnia.
C’è il timido asinello
che riscalda il Bambinello.
Arrivano i pastori
per offrire i loro cuori.
Filastrocca del presepe
dell’Abete
con le pecore e i pastori
le palle appese di tutti i colori.
2)
Filastrocca di Natale
con le candele
con il puntale
con le stelle
e la cometa
e la neve
a matasse di seta,
il ruscello fatto di specchi
l’asinello tutto orecchi.
Filastrocca di santa notte
con il bue dalle corna rotte
la mangiatoia e la borraccina
il cielo blu di carta velina
e la scritta Osanna Osanna
sopra il tetto della capanna.
L’agrifoglio
Il pastorello si sveglia all’improvviso. In cielo v’è una luce nuova: una luce mai vista a quell’ora. Il giovane pastore si spaventa, lascia l’ovile, attraversa il bosco: è nel campo aperto, sotto una bellissima volta celeste. Dall’alto giunge il canto soave degli Angeli.
- Tanta pace non può venire che di lassù – pensa il pastorello, e sorride tranquillizzato.
Le pecorine, a sua insaputa, l’hanno seguito e lo guardano stupite.
Ecco sopraggiungere molta gente e tutti, a passi affrettati, si dirigono verso una grotta.
- Dove andate? – chiede il pastorello.
- Non lo sai? – risponde, per tutti, una giovane donna. – È nato il figlio di Dio: è sceso quaggiù per aprirci le porte del Paradiso.
Il pastorello si unisce alla comitiva: anch’egli vuole vedere il Figlio di Dio. A un tratto, si sente turbato: tutti recano un dono, soltanto lui non ha nulla da portare a Gesù. Triste e sconvolto, ritorna alle sue pecore. Non ha nulla; nemmeno un fiore; che cosa si può donare quando si così poveri?
Il ragazzo non sa che il dono più gradito a Gesù è il suo piccolo cuore buono.
Ahi! Tanti spini gli pungono i piedi nudi. Allora il pastorello si ferma, guarda in terra ed esclama meravigliato: – Oh, un arbusto ancor verde!
È una pianta di agrifoglio, dalle foglie lucide e spinose. Il coro di Angeli sembra avvicinarsi alla terra; c’è tanta festa attorno. Come si può resistere al desiderio di correre dal Santo Bambino anche se non si ha nulla da offrire?
Ebbene, il pastorello andrà alla divina capanna; un ramo d’agrifoglio sarà il suo omaggio.
Eccolo alla grotta. Si avvicina felice e confuso al bambino sorridente che sembra aspettarlo. Ma che cosa avviene? Le gocce di sangue delle sue mani, ferite dalle spine, si trasformano in rosse palline, che si posano sui verdi rami dell’arbusto che egli ha colto per Gesù. Al ritorno, un’altra sorpresa attende il pastorello: nel bosco, tra le lucenti foglie dell’agrifoglio, è tutto un rosseggiare di bacche vermiglie. Da quella notte di mistero, l’agrifoglio viene offerto, in segno di augurio, alle persone care.
(Brano di Natale di G. Marzetti Noventa)
L’Abete
C’era una volta un vecchio boscaiolo che andò in montagna a tagliare la legna, come al solito. Ma di legna negli ultimi tempi ce n’era ben poca e quella mattina l’uomo adocchiò un bell’abete che se ne stava lì da anni. Grosso com’era, pensò, gli avrebbe dato tanta legna quanta gliene serviva per tutto l’inverno. Allora prese la scure e cominciò a sferrare dei colpi secchi contro l’albero, ma all’improvviso udì una vove: – Non tagliarmi! Non tagliarmi! – diceva la voce.
Il boscaiolo incredulo pensò ad uno scherzo o ad un altro Pinocchio che stava nascendo e siccome non credeva nelle favole, continuò il suo lavoro.
- Non tagliarmi! – ripetè la voce; – Se tu mi tagli, le mie radici non assorbiranno più la pioggia, la pioggia inzupperà il terreno, il terreno diventerà fango e il fango porterà via la tua casa! -
- Ma che bella filastrocca! – pensò il boscaiolo e finì imperterrito la sua opera.
Venne l’autunno e incominciarono le piogge e piovve tanto che anche i funghi si misero a spalare l’acqua con i loro cappelli.
E un brutto giorno, il pezzo di montagna sul quale il boscaiolo aveva costruito la sua casa, si staccò. L’uomo vide la sua dimora scivolare dolcemente verso la valle e se ne rincuorò, sperando di potervi ancora abitare ma, mentre succedeva tutto questo, ricordò la filastrocca dell’abete: – Se tu mi tagli, le mie radici non assorbiranno più la pioggia, la pioggia inzupperà il terreno, il terreno diventerà fango e il fango porterà via la tua casa! – e capì che non era affatto uno scherzo. (www.favole.org)
Arriva la Befana!
Fate nanna, piccolini,
nei lettini
bianchi e belli come panna;
fate nanna!
Dal castello delle fate,
ch’ è lassù, lontan lontano
fra le nevi immacolate,
al camino vien, pian piano
la Befana, ricca e buona,
che vi dona
cavallucci, bamboline
e balocchi senza fine.
Glieli porta l’ asinello,
forte e bello,
che le orecchie ha lunghe assai:
se vi sente, o bimbi, guai!
Fate nanna, piccolini,
nei lettini
bianchi e belli come panna;
fate nanna!
Racconto della stella di natale
In un piccolo villaggio messicano viveva una bambina di nome Altea, Giunse la notte di Natale e tutti andarono in chiesa con un piccolo dono per Gesù» Solo Altea rimase a casa perché non aveva nulla da donargli. All’improvviso apparve un angelo. «Perché sei così triste?» chiese alla bambina. “Perché non ho nulla da portare a Gesù!” rispose Altea. Allora l’angelo le disse: “Tu hai una cosa molto importante da donare a Gesù: il tuo amore. Raccogli le frasche che crescono ai bordi della strada e portale in chiesa. Vedrai, il tuo dono sarà il più bello di tutti.”Altea fece come le aveva detto l’angelo e depose un mazzo di frasche davanti all’altare. Mentre la bambina pregava le frasche si trasformarono in una pianta meravigliosa con foglie verdi e rosse: era nata la Stella di Natale.
Babbo Natale
Dodici renne e una slitta tutta d’oro,
corre nel buio della notte
un vecchio, barba bianca e scarpe rotte.
Sulle spalle ha un sacco rattoppato,
grande, grosso, di neve inzaccherato;
qua e là qualche pacchetto
esibisce impertinente
un rosso nastro svolazzante.
Scivola silenzioso, veloce come il vento,
se chiudo gli occhi quasi lo vedo, lo sento
entrare giù nel cortile, poi in casa
dalla porta dischiusa.
Nel buio silenzioso l’albero brilla,
s’avvicina il buon vecchio generoso
e doni infiniti lascia con un gran sorriso
a tutti bambini, bravi e belli,
brutti e monelli: domani è natale!












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